I marmi di George Clooney

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Londra, sala dei marmi del Partenone (Duveen Gallery)

Londra, sala dei marmi del Partenone (Duveen Gallery, da Wikipedia)

Alle volte ci fanno sorridere, altre volte invece ci fanno piangere. Quella di suscitare emozioni è una delle capacità che possiamo invidiare a coloro che esercitano il mestiere di attore. Certo lorsignori dovrebbero evitare di sconfinare in mestieri non loro e soprattutto di impelagarsi in alcune delle più intricate polemiche culturali internazionali degli ultimi due secoli. Altrimenti quel che sucitano è solo il ridicolo.

Facciamo un passo indietro. Alla Berlinale 2014 George Clooney si gode il successo del suo “Monuments Men” in cui guida una squadra dell’esercito USA che durante la II Guerra Mondiale aveva il compito di sottrarre ai Nazisti le opere d’arte che questi volevano trafugare dai territori occupati. Un giornalista greco chiede improvvidamente a Clooney se la Gran Bretagna dovrebbe secondo lui restituire alla Grecia i marmi che lord Elgin aveva portato via da Atene e poi venduto al British Museum. E l’attore risponde: “Credo che abbiate delle buone ragioni riguardo i vostri oggetti. Forse non sarebbe una cattiva idea se fossero restitutiti. Credo che sarebbe la cosa giusta da fare.” A Clooney fa eco un paio di giorni dopo anche Bill Murray: “Sono stati molto bene qui, ma adesso dovrebbero essere restituiti”. Pronta la replica piccata del sindaco di Londra, Boris Johnson: “Qualcuno dovrebbe restaurare i marmi di Clooney! Fa un film sull’arte rubata dai nazisti e non capisce che Göring voleva depredare il British Museum. E dove voleva mandare i marmi? Ad Atene! Questo Clooney sta difendendo niente di meno che l’agenda hitleriana per i tesori di Londra”. Tralasciando i dettagli su Clooney che replica al sindaco dicendo che forse si è fatto un wiskyno di troppo e sui retroscena con la svastica, possiamo magari spendere qualche parola sulla domanda di fondo: sarebbe giusto oppure no che i marmi Elgin tornassero ad Atene?

In linea di principio è correttissimo sostenere che le migliori condizioni di fruizione di un oggetto antico si hanno quando questo ha un rapporto con il suo contesto, e che qualora questo rapporto si spezzi (portando l’oggetto altrove o,appunto, “decontestualizzandolo”) l’oggetto resta chiaramente fruibile in sè, però la sua comprensione è mutila, incompleta, e pertanto potenzialmente impossibile. E’ per questo motivo che si cerca di creare degli antiquaria vicino ai siti archeologici, affinchè si possano vedere gli oggetti restituiti dallo scavo quando è ancora fresca la memoria degli spazi in cui quegi oggetti servivano quotidianamente. Un museo è perfetto per gli oggetti provenienti dalle collezioni antiquarie del Sette- e Ottocento o per i recuperi del Nucleo di Tutela dalle case dei tombaroli, perchè quegli oggetti perlopiù sono di provenienza ignota. Il loro filo con la storia quotidiana si è già spezzato, ed essi fluttuano nella Storia con la S maiuscola, che sia la storia delle grandi battaglie o la storia dell’arte. E’ quindi vero che i marmi del Partenone starebbero benissimo nel Nuovo Museo dell’Acropoli creato appositamente per accoglierli qualora gli inglesi li restituissero. Ma devono davvero farlo?

veduta dall'interno del museo dell'Acropoli

Atene, Museo dell’Acropoli (da The Guardian)

Dovrebbero di certo se li avessero rubati. Ma lo stato inglese li comprò per 35.000 sterline da Lord Elgin, quindi dobbiamo fare un passo indietro. Lord Elgin, all’epoca ambasciatore inglese presso l’impero Ottomano, ottenne dal voivoda turco di Atene un firman, ovvero un regolare permesso, per prelevare “pietre con iscrizioni e figure” dalla cittadella militare installata da secoli sull’Acropoli di Atene, e così egli fece. Fece man bassa, è vero, ma per quanto ingordo agì legalmente quando decise di prendere quante più lastre poteva di quel bel fregio incastrato in quello che al’epoca era il deposito delle polveri. Già, perchè il comandante della cittadella  aveva l’autorità per concedergli il permesso. Clooney cita il diritto internazionale dicendo che ai sensi della convenzione Unesco, sottoscritta da tutte le parti in causa, “una nazione occupante non può vendere beni culturali della nazione che occupa”. Ma, ammesso e non concesso che Lord Elgin e il voivoda turco di Atene fossero soggetti alla convenzione Unesco, possiamo davvero dire che l’Impero Ottomano era una nazione occupante rispetto alla Grecia? O piuttosto sarebbe più giusto dire che la Grecia era all’epoca solo una espressione geografica, da quattro secoli parte dell’unica entità politica nota come Impero Ottomano? E se questo è vero, non ha uno stato il diritto di fare ciò che vuole con le sue risorse? Sì, questo diritto è sempre stato riconosciuto dal diritto internazionale. Quindi i trustees del British Museum sono a tutti gli effetti da considerarsi i legali possessori dei marmi Elgin. Devono restituirli? solo se a loro vada di farlo? Ma sarebbe opportuno?

Io credo di no. L’orologio della storia non si ferma, non aspetta nessuno. E qui non stiamo parlando di oggetti che sono stati depredati, nè di una continuità interrotta solo per qualche istante. I marmi dell’Acropoli esposti al British Museum sono stati lì per quasi due secoli, e durante questo lunghissimo periodo di tempo la storia è andata avanti e la loro presenza lì ha prodotto delle conseguenze culturali (così come ne avrà prodotte la loro assenza da Atene). Pensiamo per esempio all’influsso dei marmi sul nascente neoclassicimo tramite l’apprezzamento di Canova che era andato a valutarli per conto del governo inglese. Come si sarebbe evoluta la cultura europea se quei marmi non fossero andati a Londra? E non è anche questa una storia da raccontare? O vogliamo giocare ai nazionalisti e portare indietro le lancette della storia selezionando le epoche che ci convengono e annullando quelle che ci fanno meno piacere? Non ha senso distinguere storia di “serie a” e storia di “serie b”, la storia è tutta uguale, tutta egualmente significativa. La creazione del fregio partenonico ad Atene nel V secolo a.C. vale tanto quanto la prima esposizione dei marmi nelle gallerie del British Museum nel 1832. L’influenza che Fidia ebbe sulla successiva scultura greca e romana vale tanto quanto il neoclassicismo europeo e l’evoluzione della nascente disciplina archeologica.

Vale davvero la pena cancellare tutto questo solo per soddisfare una pretesa nazionalistica? Io credo decisamente di no. E voi?

P.S.: ora Clooney vuole pure che la Gioconda torni in Italia!!! Da non credere…!

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