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Uno scampanìo richiama i fedeli alle funzioni. Una delle tante manifestazioni di religiosità, una delle tante minuzie del rito, ovvero di quell’insieme di manifestazioni sensibili che rendono materiale ciò che materiale non è: la religione, intesa come legame tra l’uomo e ciò che vi è di soprannaturale, qualunque nome vogliamo dargli.

I simboli delle principali religioni nel mondo

La grande maggioranza delle religioni del mondo, non in valore assoluto bensì per numero di fedeli, è costituita sulla base di una rivelazione. Ciò vale in special modo per le grandi religioni monoteiste, Cristianesimo, Islam ed Ebraismo, le cosiddette “religioni del libro”, ovvero il contenitore principe di quella rivelazione divina sulla quale si fondano il rito, la tradizione e l’uso. Caratteristico di queste rivelazioni è il loro svolgersi in un dato periodo di tempo, a puntate, nel corso della storia dell’uomo.

Ma perché mai, mi chiedo, una vera ed autentica rivelazione dovrebbe avvenire a rate? Che senso ha? Perché mai un dio dovrebbe privilegiare alcuni, coloro che vengono dopo e beneficiano di una rivelazione più completa, rispetto ad altri cui non venne data questa possibilità? Perché la volontà di dio dovrebbe manifestarsi sulla base di un criterio meramente cronologico, comprensibile per noi ma assolutamente privo di senso per colui che è per definizione un essere eterno? Troppa umanità in questa “divina” rivelazione.

Trovo più utile pensare allora che la vera e autentica rivelazione, una e immutabile nel tempo e attraverso le culture, sia la sola legge naturale. Essa è davvero una e universale, a differenza delle religioni che sono varie e passeggere se osservate nell’ottica di un tempo infinito. Quale che sia l’epoca o la cultura quell’insieme di norme che chiamiamo legge naturale si trova iscritto nel profondo di ogni essere umano, con una evidenza tale da non permettere di dubitare della sua veridicità. Se un giorno ci dovesse essere un giudizio, particolare o universale che sia, è sulla base di questa legge che saremmo giudicati, l’unica della quale nessuno possa dire “dubitavo che fosse vera”.

D’altronde se universale è il concetto di dio, al quale tutti si rivolgono ognuno a suo modo, e se questo dio non può che essere uno e indivisibile, pena una diminuzione della sua grandezza e il venir meno del suo stato di dio, non può essere diversamente anche per la sua legge, che dev’essere anch’essa una ed universale. E nel rispetto delle caratteristiche di questa legge non potrà che esservi che una ed universale religione, che non può quindi essere nessuna di quelle presenti dal momento che tutte sono parziali e molteplici, sebbene tutte quante conservino intatto il nucleo costituito dalla legge naturale.

Tutto il resto non è altro che cultura, molteplice e mutabilissima cultura umana. L’unica attendibile guida per il nostro comportamento, l’unico metro morale -e di conseguenza in secondo luogo etico-, sarà quindi la legge naturale.

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