Gli avvenimenti di questi giorni, i vari botta-e-risposta tra elementi della gerarchia cattolica ed elementi di spicco della politica, mi hanno fatto tornare alla mente tanti momenti storici che vedono la Germania al centro della dialettica Stato-Chiesa. Tantopiù che, essendo io in Germania, forse posso permettermi un punto di vista più distaccato da quello che avrei in Italia affrontando le stesse tematiche.
Una immagine del Kulturkampf storico: Bismark e Pio IX impegnati nella loro complessa partita a scacchi.
Un editoriale di Ernesto Galli della Loggia prima, e una lettera di Marcello Pera poi, brani entrambi apparsi sul Corriere della Sera,mi hanno introdotto a questo clima di scontro.
Il primo è una sorta di sfogo contro degli Italiani piccoli piccoli, che lui vede mossi ad “un radicalismo enfatico nutrito d’acrimonia” di matrice post-illuminista ma ridotta a “chiacchiera da bar”. Degli Italiani che , più di tutti gli altri, gettano la Chiesa nel cesto delle cose vecchie, delle quali non abbiamo più bisogno, dopo una condanna “antistoricistica” e sostanzialmente “ignorante”.
E’ strano che Galli della Loggia non si renda conto del fatto che vi è una effettiva crisi di credibilità non solo nella Chiesa, ma anche nello Stato, nei Partiti, nell’Istruzione, in tutte le istituzioni che rappresentano la struttura della vita associata come la conosciamo. A lui non interessa spiegare questo, gli basta liquidare la cosa come “eticismo presuntuoso che pensa di avere l’ultima parola su tutto”. Come riduzionismo direi che non c’è male, ma mi sa che preferivo Sartori, che almeno a spiegare le cose ci prova, invece di etichettarle e basta.
E fu Pera e fu mattina. Secondo giorno. Nella sua lettera aperta al Corriere, l’ex-presidente del Senato, filosofo e amico del Papa, castiga con la sua logica schiacciante una lettrice -pardòn, “una laicista”- che ritiene che gli ultimi sviluppi della questione abusi possa minare “la legittimazione della Chiesa Cattolica come garante dell’educazione dei più piccoli”. Pera ha sicuramente ragione nel considerare che “la grossolanità dell’argomento” dipende dalla mancata determinazione dell’entità del danno, dalla quale sola può dipendere l’entità della delegittimazione.
Peccato che poi Pera si lanci a spron battuto contro “Questa guerra del laicismo contro il cristianesimo” nella quale “ciò che si vuole è la distruzione della religione“. Ma come, professore? Non si è accorto che ad essere attaccata in questo caso è solo la gerarchia della Chiesa Cattolica, e non la religione in quanto tale? Non vede che oltre alla confessione cattolica romana esistono altre forme di cristianesimo, dagli anglicani agli ortodossi, dai luterani ai battisti? Forse anche questo argomento presenta qualche… grossolanità. Crollasse anche il Vaticano, qui in Germania non chiuderebbe una sola Chiesa protestante, né tantomeno crollerebbe la Religione.
E allora perché non chiedere a gran voce, da fedeli o meno della Chiesa, che questa faccia seriamente pulizia? Perché difendere in maniera acritica delle scelte che furono evidenti atti di connivenza o almeno di miope amministrazione?
Exurge Domine et iudica causam tuam, memor esto improperiorum tuorum, eorum que ab insipientibus fiunt tota die, inclina aurem tuam ad preces nostras, quoniam surrexerunt vulpes quaerentes demolire vineam, cuius tu torcular calcasti solus…
(Leone X p.p., Bolla “Exurge Domine” contro le tesi di Lutero, 15 giugno 1520)
Lutero spezzò in due la cristianità, perché questa si rifiutava di correggersi, perché questa si rifiutava di curare le sue piaghe, e anzi riteneva la propria condizione la più salutare a dispetto di ogni evidenza. Lutero provocò anche il Concilio di Trento, che riformò la Chiesa e la mise su binari nuovi, verso una più fedele applicazione dei suoi principi originari (sebbene questo abbia provocato anche il fanatismo dell’Inquisizione).
Le piaghe ci sono anche oggi, ma non vedo grandi riformatori all’orizzonte. Il risultato non può che essere un lento, progressivo e inesorabile abbandono dell’Istituzione da parte dei suoi fedeli. E non per traumatisci eventi scismatici. Semplicemente per ragioni demografiche. Tutti muoiono, anche i fedeli della Chiesa. E una chiesa che non si rinnova è destinata a sparire.
Il mio non vuole essere un discorso apologetico, bensì una semplice constatazione storica (con buona pace di Galli della Loggia). Guardo una istituzione che tanta parte ha nella nostra società, e la vedo declinare. Alcuni saluteranno la cosa con gioia, altri grideranno alla fine dei tempi. Io vedo bene che un eventuale crollo, o una progressiva asfissia, della Chiesa Cattolica non provocherà il crollo della religione, e neanche del Cristianesimo in quanto tale. Come disse Otto von Bismarck:
“Non mi si vorrà far passare per nemico della Santa Sede romana. Per me il Papa è soprattutto una figura politica, ed io ho un rispetto connaturato per tutti i veri poteri. Un uomo che dispone delle coscienze di 200 milioni di persone, per me, è un grande monarca” (O. von Bismarck, 1871)
Certo non posso che considerare con favore la diminuzione dell’influenza sulle coscienze che questa istituzione ha, soprattutto quando azioni etiche devono trovare dei campioni politici. Sempre nell parole del cancelliere tedesco, infatti:
Non si tratta di uno scontro tra credenti e non credenti, bensì della antichissima lotta per il potere, antica quanto la razza umana, tra i Regno e il Sacerdozio, lotta che molto più antica della venuta sulla terra del Redentore. Si tratta della difesa dello stato, si tratta di delimitare dove può arrivare il potere del sovrano e dove quello dei sacerdoti. E questo limite deve essere identificato in modo tale che lo Stato possa autonomamente sussistere. In questo mondo è, infatti, questo ad avere la direzione e la precedenza. (O. von Bismarck)










Dicono delle mie idee….