-Gnùri, libero è? -Sì. -Evviva la libertà!
Sebbene la parola libertà sia onnipresente nei nostri discorsi, tanto da figurare anche tra i lazzi che hanno fatto divertire generazioni di ragazzi (alle spalle dei conduttori di carrozze), nondimeno la comprensione del concetto che essa indica è un po’ meno presente.
Soprattutto latita un’altra parola, che del concetto di libertà è parte integrante: responsabilità. Che senso avrebbe infatti poter scegliere liberamente se poi le nostre scelte non avessero conseguenze? Che gusto ci sarebbe a scegliere senza la speranza di godere un giusto merito, o viceversa il rischio di una equa sanzione? E’ per questo che dopo la libera scelta viene il momento in cui di quella scelta siamo chiamati a rispondere.
Se questo vale per tutti noi nel quotidiano esercizio della nostra libertà, a maggior ragione il discorso vale se applicato alla scelte compiute dai nostri rappresentanti, o da coloro che i nostri rappresentanti designano per compiere delle scelte che hanno una ricaduta su un qualunque aspetto della vita della comunità.
Leggo sul Corriere della Sera di domenica 21 giugno che l’AMIA (la municipalizzata che si occupa dei rifiuti di Palermo) ha comprato ben 1.500 cassonetti per la raccolta differenziata alla modica cifra di 750.000 euro (500 euro cadauno). Fin qua poco male, anzi forse pure bene, se non fosse che i cassonetti sono inutilizzabili, e di fatto inutilizzati da un anno, e ammassati in un piazzale nascosto della discarica di Bellolampo. La ragione è semplice: sono incompatibili con i camion per la raccolta. Scandaloso.
Ma torniamo al discorso che facevamo prima. Qualcuno ha scelto questi cassonetti; e qualcun’altro ha scelto questo qualcuno. Credete che delle teste cadranno per un errore tanto grossolano? Io lo spero, ma a dire il vero non me lo aspetto.
Già lo storico greco Erodoto, cinque secoli prima di Cristo, annoverava tra gli aspetti vantaggiosi della democrazia il fatto che le magistrature fossero soggette a rendiconto. E questo era tanto importante che la parola greca che indicava il pubblico magistrato era la stessa che noi traduciamo con “responsabile” ovvero (dal latino) “colui che ha la capacità di rispondere delle proprie scelte”. Chiedere che sia sanzionato pubblicamente chi ha commesso uno sbaglio non è accanimento, non è la solita voglia di gogne mediatiche. E un richiamo all’essenza stessa della nostra democrazia. E la democrazia è tale solo se valorizza la libertà tramite il richiamo alla responsabilità.








Dicono delle mie idee….