Cercando notizie sulle condizioni degli archeologi nelle varie parti d’Europa mi sono imbattuto in un programma europeo, finanziato con fondi Leonardo II, chiamato “Discovering the Archaeologists of Europe“, realizzato dall’inglese Institute of Field Archaeology con la collaborazione della European Association of Archaeologists.
Inutile dire che l’Italia è assolutamente assente dal programma, dalle sue rilevazioni e dall’associazionismo in ambito europeo. Le nazioni partecipanti sono: Austria, Belgio, Cipro, Germania, Grecia, Irlanda, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.
Scopo del progetto è stabilire le caratteristiche necessarie per una futura mobilità europea dell’archeologo, stabilendo chi sia l’archeologo nei vari stati partecipanti. I parametri presi in esame al momento sono: numero di archeologi, sesso ed età, qualifiche e competenze, nazionalità, titoli professionali e ruoli, profili retributivi.
Sebbene il risultato finale del survey sarà disponibile solo dopo il congresso annuale dell’EAA, che si terrà a Malta dal 16 al 21 settembre 2008, sono comunque già disponibili in rete (su questo sito) alcuni posters con una summa dei risultati preliminari.
Una per tutte, riporto un’affermazione interessante dei curatori dei poster: “Put crudely, where there is private sector archaeology, there tends to be more jobs (and many more opportunities to move from country to country); where archaeological practice is heavily state-based, there are less jobs but these are better paid.“, ovvero il settore privato garantisce una maggiore spendibilità del proprio profilo professionale. Guarda un po’ che novità.








Dicono delle mie idee….