Una libbra di carne

27 02 2009

Una libbra di carne, forse un po’ meno, è il tassello mancante.

Apprendiamo oggi dall’Agenzia Giornalistica Italiana, la quale rilancia una notizia pubblicata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, che l’approfondita analisi storico artistica che dovrebbe risolvere il dilemma sulla paternità del Satiro di Mazara è adesso giunta ad una svolta.

Aber gerade ein Detail, nämlich die Formung des männlichen Gliedes, die bei diesem Meister besonders charakteristisch ist, spricht dafür, dass wir es wirklich mit dem hochberühmten Satyr des Praxiteles zu tun haben.

Ebbene sì, Bernad Andreae non ha dubbi: le caratteristiche morfologiche del membro del Satiro rimandano indubbiamente all’arte di Prassitele.

Dopo questa sconcertante notizia è ovvio che ci sarà una nuova ondata di interesse -scientifico- per il capolavoro della bronzistica greca, soprattutto da parte del grande pubblico ormai deluso nelle sue speranze di catturare qualche fotogramma pruriginoso dalle riprese del Grande Fratello.

E chissà che non sia anche una ragione in più per riportare all’attenzione della cittadinanza anche i Bronzi di Riace, che languono in quel povero museo reggino, senza nessuno che gli vada a contare i centimetri.

Se la grande divulgazione è questa, mi volete spiegare perché mai qualcuno dovrebbe finanziare la ricerca di una truppa di tromboni che fanno discorsi del ca….volo?





Facce di bronzo e bronzi di facciata

15 02 2009

Ogni tanto, in questo nostro paese pieno di cultura, si parla davvero di Beni Culturali. Ma la polemica di questi giorni, più che i toni del dibattito accademico su contenuti scientificamente sostenuti, ha i caratteri della gazzarra di partito su qualcosa che -se considerata da un punto di vista esclusivamente culturale- non dovrebbe neanche essere in discussione.  Ovvero che c’è una grande differenza tra un bene culturale e un oggetto di arredamento.

Certo nessuno nega che un candelabro del Cinquecento possa essere un bene culturale. Nego con forza invece che un bene culturale come la coppia dei Brondi di Riace possa divenire oggetto di arredamento per un summit internazionale (vedi qui e qui).  Non voglio entrare nella annosa questione dell’esistenza o meno di capacità di giudizio del Presidente del Consiglio, che è stato ormai paragonato a qualunque cosa dagli imperatori romani ai satrapi orientali, da Saddam Hussein a Mussolini. Il problema non è qui se lui dica o meno scemenze. Il problema grave e che c’è gente di una certa cultura che gli va pure dietro senza porsi minimamente il problema dei contenuti e basandosi invece sulle affiliazioni politiche.

Il primo riferimento è al Ministro dei Beni Culturali, On. Massimo Boldi, ops..!, volevo dire Sandro Bondi. Il ministro è la prima persona che si sarebbe dovuta metter di traverso ad un progetto del genere, magari liquidandolo scherzosamente come una boutade del premier (tanto ci siamo abituati).  E invece, puntando sul fatto che sono beni più che sulle loro caratteristiche culturali, ministro, sottosegretario e compagnia cantante prendono anche in considerazione l’idea e discutono amabilmente.

Dall’altro lato non mi piace nemmeno lo spirito della dichiarazione del segretario della CGIL di Reggio, Francesco Alì, che nel ripetere che “i nostri tesori non vanno da nessuna parte” mi ricorda tanto il noto personaggio della saga del Signore degli Anelli che avidamente contempla il suo tesssssssoooro. Postilla: ma poi che c’entra la CGIL? Boh.

Si badi bene: tutti i tecnici dicono di no, per problemi di fragilità, di microclima, di rischi vari. Ma io qui pongo un’altro quesito, che è quello solito dei nostri tempi (dalla bioetica alla politica, dall’industria ai beni culturali). Anche ammesso che una cosa si possa tecnicamente fare, è ipso facto anche lecito farla?

Parere favorevole dal Sindaco di Salemi e storico dell’arte Vittorio Sgarbi che dice che “Fragili sono le teste di coloro che dicono che sono fragili”.  Il movente questa volta è il turismo. Per il critico il fatto che otto capi di stato con signore/i vedranno i Bronzi alla Maddalena, a casa del premier, farà aumentare il turismo in Calabria. Così, magicamente. Ovviamente lui la vede così pensando da storico dell’arte, per il quale un oggetto o è bello oppure non lo è, e tutto il resto non conta per il semplice fatto che non c’è alcun resto. Inutile parlare di contesto, inutile parlare del fatto che forse vedere i bronzi all’interno del Museo Nazionale di Reggio Calabria potrebbe favorirne una migliore comprensione.

Il problema è tutto qui, nel valore iconico di un oggetto d’arte, indipendentemente dal suo significato, dai valori che rappresentava, dal suo valore di mezzo per un messaggio tra parti di una intera società. Ma tutto questo non ha importanza, è sovrastruttura, paccottiglia accademica che odora di polvere stantia. Certo viene da chiedersi perché allora i francesi non facciano fare il giro del mondo alla Gioconda che, ammettiamolo, come valore di icona ne ha anche di più dei nostri due bronzi.

Dichiariamolo ufficialmente: l’ottica è tutt’altro che culturale, quando di un oggetto si consideri solo il valore estetico. Quindi ora la domanda è: può la sola “forza del bello” dei due marcantoni bronzei essere considerata motivo sufficiente per il loro svilimento a oggetti di arredamento di un set televisivo-pubblicitario? La mia risposta è, ovviamente, no.

La motivazione più nobile che viene proposta per lo spostamento è quella della valorizzazione e della promozione. Ma allora mi vuole spiegare qualcuno perché in Sardegna si valorizzano dei reperti greci, che nulla hanno a che vedere con quel territorio, e non invece i beni culturali di quella regione? Forse che la Sardegna non ha beni culturali? O forse siamo ancora prigionieri di una idea preconcetta e antiquata secondo la quale esistono “beni culturali di serie A” e “beni culturali di serie B”? Avrei avuto meno da ridire se Berlusconi avesse cercato di valorizzare reperti sardi nel G8 in Sardegna, oppure se avesse organizzato il G8 a Reggio Calabria se tanto ci teneva a valorizzare i Bronzi.








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