Archeologo in Università?

12 07 2008

Superato l’attimo di sbandamento dovuto ai dati risultanti dall’esame della finanziaria (vedi post precedente) continuo -con cocciuta ostinazione- a farmi del male elaborando scenari e prospettive future.

L’idea di fondo è: dato che la classe docente nelle università italiane è senescente (a dir poco), ipotizzando che vadano in pensione a 70 anni quanti posti si liberano anno per anno? Con la normativa entrante (ovvero con questa finanziaria) quanti concorsi potranno essere banditi? Come cambierà l’università in Italia? Per fare questi calcoli mi è stato di grande aiuto il bel sito dell’Ufficio Statistica del MIUR che permette di estrarre tonnellate di dati interrogando il database nei modi più insoliti. I dati sono poi stati processati da me per creare lo scenario che vi descrivo.

Parliamo prima di tutto dei pensionamenti. Ipotizziamo che a 70 anni i nostri cari prof. decidano che è venuto il momento di ritirarsi e lasciare il posto a qualche giovane rampante (come no!). Dall’anno 2008 al 2013 andranno quindi in pensione i docenti di ruolo nati negli anni 1938-1943. Ma i posti lasciati vacanti non potranno mica essere coperti tutti quanti, nossignore, poiché la finanziaria 2009 introduce il blocco del turn over (vedi post precedente). Per il periodo 2009-2013 saranno quindi disponibili in Italia 168, 197, 236, 601, 1337 posti di ruolo. Ma questo in generale, contando i docenti di ruolo (ordinari, associati e ricercatori) di tutti i settori disciplinari. Se contiamo il solo settore delle scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, i posti vacanti sono via via 72, 107, 129, 152 e 151 per ogni anno dal 2009 al 2013.

Va da sé che si scateneranno le lotte più furibonde nelle università per accaparrarsi la possibilità di fare concorsi. Infatti se nel 2009 le università potranno assumere 168 persone per rimpiazzare le 639 andate via l’anno prima, chi ci dice che verranno riempiti tutti e 72 i posti vacanti del nostro settore? Insomma, già i numeri sono esigui, e le prospettive future non fanno sperare granché. Ma non finisce qui. Infatti dei posti da bandire solo la metà consiste in nuove assunzioni, perché l’altra metà è assegnata alle stabilizzazioni di personale precario (e come sappiamo si tratta di tanta, tanta gente).

I numeri lasciano poi presagire una università sempre più affollata, con docenti sempre più impegnati nella didattica, che avranno aule sempre più affollate e probabilmente sempre più tesisti da seguire. E la ricerca? Boooooh!





Economie dei beni culturali e della ricerca

11 07 2008

Oggi mi è venuta voglia di controllare personalmente a quanto ammontano e come sono ripartiti i famosi tagli della finanziaria 2008. Posto che non mi piace affidarmi al solo “sentito dire” ho dunque messo mano alla lettura del DL 112/2008, facendo particolare attenzione alle norme riguardanti Università, Ricerca e Beni Culturali (documenti reperibili qui)

Cominciamo dall’art. 1 c. 1 lettera a che annuncia l’intenzione della manovra di perseguire obiettivi di crescita “attraverso l’immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca“. Detto così, sembra che non ci sia niente di cui preoccuparsi. Peccato che la lettura del prosieguo sia in realtà molto meno rasserenante.

L’ art. 60 infatti “prevede la riduzione delle dotazioni delle missioni di spesa di ciascun Ministero, per ciascun anno del triennio 2009-2011” anche se previa identificazione delle voci di spesa non aggredibili quali “fondo ordinario delle università; ricerca” e altre varie.

Questi sono i tagli ai singoli ministeri (fonte dati: Camera dei deputati):

elaborazione http://mariotrabucco.net

Guardando la tabella sembrerebbe ancora che noi non ce la passiamo tanto male in fondo, se paragonati ai tagli che subiscono il Min. dell’Economia o quello dello Sviluppo. Questa impressione però -va detto- è falsata dalla mancanza di un quadro completo di informazione che ci dica quanto incide il taglio praticato sul bilancio totale del ministero. Per esempio, se il Ministero dei Beni e le Attività Culturali riceve già lo 0,28 % del PIL come dice S. Settis sul Sole 24 Ore, allora un taglio di 230 mln di € diventa qualcosa di più di una semplice “economia”.

Ora mi soffermerei su alcuni altri dati che riguardano più specificamente i tagli che ci riguardano. L’elenco 1 allegato al DL ci informa più analiticamente sulle missioni di spesa di ogni ministero che subiscono le riduzioni.

Il MIUR riceve tagli in due missioni di nostro interesse: la 17 (ricerca e innovazione) per 3,2 mln di € nel 2009, che aumentano a 3,6 nel 2010 fino a 6,4 mln di € in meno nel 2011: e soprattutto la missione 23 (Istruzione universitaria) con tagli per 103,3 mln nel 2009, 109,3 nel 2010 e ben 192,4 mln di € in meno nel 2011! Un vero e proprio gioco pirotecnico.

Passiamo al MBAC, che non se la passa certo meglio. Anche questo ministero ha una missione 17 (ricerca e innovazione): meno 2,2 mln nel 2009, meno 2,8 nel 2010, fino a meno 5 milioni di € nel 2011. Ma passiamo al vero scopo istituzionale del ministero alla sua raison d’étre, ovvero la missione 21 (tutela e valorizzazione dei beni culturali): meno 198,2 mln di € nel 2009; meno 207,7 nel 2010; meno 366,4 milioni nel 2011! Voglio vedere come la faranno questa tutela nel 2011!

Ma non finisce qui, perché le brutte notizie non vengono mai sole e quindi passiamo al problema delle assunzioni, delle stabilizzazioni e del turn over nell’università. Ne parlano espressamente i commi 13 e 14 dell’art. 66: in pratica assunzioni non superiori al 20% delle cessazioni dell’anno precedente per tutto il triennio 2009-2011, percentuale che passa al 50% nel 2012, e si attesta al 100% delle cessazioni dal 2013 in poi. Il tutto ovviamente facendo in modo che le Università non spendano in stipendi più del 90% del loro Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO, che per fortuna è l’unica cosa che non viene toccata). In buona sostanza il personale universitario è in esaurimento, e ciò per il semplice fatto che la finanziaria impedisce di bilanciare l’attuale trend demografico che agisce sull’età media della popolazione, quindi anche dei docenti.

Il risparmio per lo stato dal blocco del turn over nell’università sarà di 63,5 mln nel 2009, 190,7 nel 2010, ben 316,6 nel 2011, fino a 417 nel 2012 che diventano 455,2 mln di € risparmiati nel 2013. Complimentoni davvero!

In conclusione vediamo qual’è il piano triennale di questi “maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca” citati all’articolo 1 del DL 112/2008, nel campo dei Beni Culturali, della Ricerca e dell’Università:

Economie Finanziaria 2009 – dati in mln di € (in meno) – elaborazione http://mariotrabucco.net

Ahhhh, questo sì che è incentivare la ricerca!!!








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