Come riportato da più parti, per esempio qui e qui, il 15 maggio è scaduto il termine posto dal Ministero dell’Università per la valutazione dell’offerta formativa per l’anno prossimo, in base alla quale si deciderà chi è virtuoso e chi no e, di conseguenza, quali università si spartiranno la posta in palio del 7% del Fondo di Finanziamento Ordinario dell’Università.
Cominciano a fioccare le interviste ai bravi rettori che hanno tagliato or qui or lì per aggiudicarsi il guiderdone. La Sapienza: meno 46 corsi di laurea; Siena: meno 34; Messina: via una intera facoltà. Tutto pur di rientrare con le spese ordinarie entro il tetto del 90% del FFO ricevuto.
Ma leggo che entreranno presto in funzione altri parametri di valutazione, presi ceramente da quella serie di indici numerici che dovrebbero essere specchio fedele della qualità di un ateneo (numero di immatricolazioni, rapporto laureati/iscritti, numero di CFU conseguiti, e similari). Ovvio che se ci basiamo su questo il risultato lo conosciamo già: la corsa agli sconti per avere più studenti-clienti, esami regalati purché la gente si laurei, riduzione dei contenuti (ché altrimenti l’università è troppo difficile), e non continuo perché la lista sarebbe lunga e la conosciamo tutti.
Leggo anche in giro che la Gelmini vorrebbe una università meglio collegata con il mondo del lavoro, il che in linea teorica è pure condivisibile dal momento che ha poco senso una università che crea allegramente disoccupati vivendo scollegata dalla realtà.
E qui mi venne una pensata (stile Montalbano): un indicatore di successo basato sui contratti. Mi spiego meglio: prendi il numero dei laureati nell’anno precedente e conti un punto per ognuno di loro che abbia firmato un contratto a tempo determinato, mezzo per ogni contratto a tempo determinato, un decimo per ogni contratto di collaborazione (co.co.co., co.co.pro. e simili); e ovviamente un bel punto meno per ogni laureato ancora a spasso.
Che risultato mi aspetterei? Una bella corsa virtuosa degli atenei a creare opportunità di lavoro per i propri laureati (per guadagnare punti positivi), e una minore fretta nel portare gli studenti alla conclusione del loro percorso di studi (per evitare di guadagnare punti negativi). Inoltre la qualità dei laureati dovrebbe anche crescere, al fine di poterli meglio piazzare presso le aziende private.
Pensate un po… non sarebbe interessante, secondo voi?








Dicono delle mie idee….