Due strane idee sulle tasse

25 05 2011

Il tema delle tasse  e della finanza pubblica è di quelli che un buon cittadino non dovrebbe mai smettere di dibattere, non fosse altro perchè drenano risorse economiche dalle tasche di ciascuno di noi (direttamente o indirettamente). Ma dibattendo sul tema e incrociando sulla rete qualche nodo dedicato al tema, mi è capitato di imbattermi in due considerazioni abbastanza tipiche che vorrei qui afforntare, nella speranza di trarne un gustoso dibattito.

La prima di queste considerazioni prevede che “non si può dare torto a chi evade e può evadere le tasse visto poi come le risorse vengono scialacquate dalla finanza pubblica”. Credo che ci sia un errore di metodo, derivante dalla confusione tra un dovere preciso e sancito costituzionalmente (pagare le tasse) e un diritto di principio (controllare e valutare l’attività del governo). In nessun caso secondo me è legittimo pensare che il mancato esercizio di un diritto quale che sia cancelli automaticamente la sottomissione ad un dovere. Far passare l’idea, anche per celia, che siccome non mi piace come spendi i miei soldi allora non te ne do più è eversivo e antidemocratico. Data una spesa qualunque ci sarà sempre una minima parte dei cittadini che non è d’accordo con quella spesa, ma non per questo sono dispensati dal contribuirvi. Altrimenti il primo che passa dice che non trova utile la ricerca sul cancro perché questo deve essere considerato un castigo di dio da accettare sottomessi e smette quindi di pagare le tasse che vanno in sanità. La cosa non regge. Quindi forse sarebbe meglio vigilare sugli automatismi, tenendo sempre in mente che una discussione metodologicamente ordinata è una discussione costruttiva.

Il secondo concetto inquietante è che i lavoratori dipendenti percepiscano il peso della pressione fiscale meglio degli altri. Farei notare solo che il lavoratore dipendente che ha le sue belle trattenute alla fonte paga le tasse contestualmente alla percezione della retribuzione (non tutte ovvio, ma certa parte sì). Che dire invece dei liberi professionisti che forniscono servizi alla pubblica amministrazione i quali vantano crediti nei confronti di questa senza la possibilità di usare quei soldi per pagare le tasse che invece con puntualità teutonica si presentano sullo scadenziario? Temo che siano questi, e non i lavoratori dipendenti, a sentire maggiormente il peso della pressione fiscale. Ai primi infatti vengono chiesti soldi che non hanno ancora, mentre ai secondi i soldi vengono prelevati da quelli che gli vengono dati. E’ una differenza fondamentale, la stessa che passa tra rimanere sul mercato e fallire. Una differenza che molti colleghi archeologi che hanno scelto la via della libera professione conoscono molto bene.

(il post nasce da un commento ai commenti di un articolo di ItaliaFutura.it)





Vi presento la VII commissione

12 09 2008

VII Commissione “Cultura, scienza ed istruzione”: cultura; scienza; istruzione, compresa la disciplina dell’ordinamento dei docenti universitari; diritto d’autore; ricerca scientifica; spettacolo; sport; editoria; informazione, compresa quella radiotelevisiva; interventi per la salvaguardia dei beni culturali.

da: http://www.camera.it

Come si deduce da quanto riportato sopra, una parte dei mali che quotidianamente ci affliggono, sia nel campo dell’università e della ricerca che in quello dei beni culturali, afferiscono a questa Commissione Parlamentare Permanente. Allora mi sono chiesto: “Con chi abbiamo a che fare?”, “Chi esamina le proposte di legge che tanto ci danneggiano?”, “Che tipi sono?” e “Che competenze hanno per fare questo?”.

Le risposte sono tutte condensate nei grafici sottostanti, costruiti con i dati prelevati direttamente dalle schede personali dei singoli deputati, reperibili su www.camera.it:

composizione della VII commissione Camera dei deputati

composizione della VII commissione Camera dei deputati

Se vi interessano i dati utilizzati, li ho sintetizzati vii-commissione.

Leggendo tutti i dati viene spontanea una domanda: “Ma che ne capiscono costoro di archeologia?”. Bella domanda, eh?

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Il momento di cominciare a rischiare

27 07 2008

“Se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono niente o non vale niente lui.” (Ezra Pound)

Sono un poco stufo in questi giorni. Leggo i giornali, ascolto la radio, il mondo si muove e io mi sento al confino. Ho una gran voglia di parlare, di discutere, di passare all’attacco, di rischiare. Ho voglia di combattere per quelle quattro idee che mi ritrovo e che coltivo come cose preziosissime. Ho voglia di combattere con le sole armi che conosco e che so usare: discorsi come granate e stilografiche dai pennini affilati come sciabole.





Le cartacce della Storia

27 07 2008

Noi ce ne stiamo qui, immobili e inamovibili, prigionieri della nostra quotidianità, guardati a vista da quegli efficienti carcerieri che sono le abitudini e le routines che noi stessi abbiamo scelto per noi, massima espressione di libero arbitrio. Guardiamo inebetiti il sole a scacchi attraverso le sbarre delle logiche che avalliamo ogni giorno con un colpevole silenzio. Noi stiamo qui a studiare la storia, mentre là fuori la Storia si compie…senza di noi.

Sembra ormai passata quella stagione in cui allo storico, come a qualunque persona di cultura, si chiedeva l’impegno, si chiedeva di prendere posizione per una causa o contro di essa. Al tempo dell’attivismo si sostituisce quello dell’inazione.

Siamo diventati manovali. Siamo diventati come le donne delle pulizie che mettono ordine tra le cartacce di un ufficio in cui si decide qualcosa che non ha a che fare con la loro quotidianità. Ormai ordiniamo i cocci della Storia, le cartacce che Ella lascia in giro, residuo della sua turbinosa attività creatrice. Quale dignità possiamo pretendere?





Piccole perle di saggezza…

27 06 2008

Alle volte il dibattito sulla rete propone all’occasionale lettore delle vere e proprie perle che meritano di essere perpetuate nella memoria e di godere della più ampia diffusione:

“I politici sono come i pannolini… vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo” T. Malfona

“I pannolini smessi da tempo, non vanno più millantati come nuovi” F. Capalbo

da qui





I mostri per le mostre (a proposito di Meier e Tschumi) /1

7 05 2008

I. Mi stupisco un poco per il coro di proteste e di indignazioni che ha accolto l’affermazione programmatica di Alemanno sulla rimozione della “Teca di Meier”.

Facciamo un poco di storia. Nel 1995 Rutelli decide -unilateralmente e senza un pubblico concorso internazionale- di affidare l’incarico all’americano Meier con un preventivo iniziale equivalente a odierni 7 milioni di euro (nel 1995!!!). Dopo 11 anni, di cui 6 di ritardo sui tempi, Veltroni inaugura la “pompa di benzina texana” (come diceva Sgarbi, e come dicono gli architetti inglesi), e intanto i conti sono raddoppiati a 14 milioni di euro.

Molti e illustri i detrattori dell’opera: Federico Zeri, Paolo Portoghesi, Alberto Arbasino, Massimiliano Fuksas, Vittorio Sgarbi, il New York Times. Ma non importa, si va avanti lo stesso.

Adesso che Alemanno dice (precisiamo: dice, e quindi solleva un dibattito, al contrario di chi agì senza dibattito) di volerla togliere e spostare, ecco che spuntano le polemiche. Una delle obiezioni è che costerebbe troppo. Come? costerebbe troppo? Certo non costerà mai 14 milioni di euro!

Poi c’è anche chi dice che è il terzo monumento più visitato di Roma. Lasciamo da parte il fatto che a dirlo sia lo stesso architetto Meier, e domandiamoci: ma non sarà che la gente forse vuol vedere l’Ara Pacis, e non la scatola di Meier?

In ultimo abbiamo chi dice che eliminare la nuova scatola sarebbe un danno per il patrimonio culturale di Roma. A proposito di danni al patrimonio di Roma, qualcuno sa dirmi che fine hanno fatto i pezzi della precedente teca razionalista di Morpurgo? Un opera simile eretta ormai 70 anni fa, considerata uno dei gioielli del razionalismo italiano, non fa forse parte del patrimonio culturale italiano? O forse tutte quelle opere d’arte architettonica e urbanistica che vennero erette nel Ventennio non hanno diritto di essere beni culturali per il semplice fatto che gli architetti che le costruirono avevano la tessera del PNF? C’è qualcosa che mi suona strano.

To be continued





Perché non piango se i Verdi non sono in Parlamento

30 04 2008

Sul Corriere della Sera leggo l’ennesima denuncia, ad opera del brillante duo Stella&Rizzo, del disastro organizzativo della situazione energetica nazionale.

Di contro alle consuete riflessioni, anche di sinistra, sulla possibilità di tornare al nucleare, vengono citate le solite dichiarazioni del solito Pecoraro Scanio che dice: no, no e ancora no! E perchè no? Perchè “le dimensioni del rischio nucleare sono inaccettabili e immorali”. Esaminiamo un momento la replica dell’ex-ministro dell’ambiente.

Immorali. La metto per prima perché è anche la più facile. Da quando in qua la politica ha il compito di decidere in materia di questioni morali? Ho sempre pensato che la cosa spettasse alla filosofia, alla teologia. Mi aspetto sicuramente che la CEI o il Papa facciano appelli alla morale, o tentino di stabilire cosa è morale e cosa non lo è. Non mi aspetto certo che Pecoraro Scanio, a meno di essere sacerdote di qualche nuova religione (ma in fondo cos’è l’ecologismo?), si metta a discutere di morale. Proprio lui poi… bah. Perchè se in Italia i primi parlano di morale si urla all’ingerenza e quando a farlo sono invece i Verdi questo non succede?

Inaccettabili. Inaccettabili da che punto di vista? Politico forse? Forse per i Verdi è molto più accettabile dipendere per l’87% del nostro consumo energetico da fonti alloctone (12% energia elettrica importata + 75% energia elettrica prodotta in Italia con materie prime importate). Penso che il caso dell’Ucraina dovrebbe insegnare qualcosa in più sull’importanza politica dell’indipendenza energetica.

Ah no, aspettate! Forse intendeva dire inaccettabile dal punto di vista economico! Certo, è invece accettabile un costo di produzione dell’energia elettrica pari al 160% della media europea (il doppio della Francia, che -guarda caso- usa 59 centrali atomiche). Uhmmm… no, neanche questo.

Allora dal punto di vista ambientale? Questo sì? No invece, perché “non dobbiamo installare torri gigantesche proprio sulle rotte degli uccelli migratori, che vengono sterminati dalle pale”!

Insomma, come vedete, il motto dei Verdi è uno solo: immobilismo e regresso. L’unico sviluppo sostenibile è quello all’indietro. Il tutto in vista di un ritorno ad un paradiso terrestre incontaminato nel quale i bambini (e Pecoraro Scanio) possano correre e giocare liberi e felici. Ma il paradiso, caro ex-ministro, si sa che non è di questa terra!





Totoministri e Beni Culturali

17 04 2008

quale ministro per i beni culturali?

Archiviate le allegrie post-elettorali, adesso si comincia a rimboccarsi le maniche per formare il nuovo governo e qualche nodo comincia a prendere la sua strada verso gli stretti denti del pettine: “ti do tre ministri”, “no ne voglio quattro” e via discorrendo…

Uno dei dicasteri che tengo sotto osservazione è quello per i Beni e le Attività Culturali (MBAC). Si è parlato di porre a capo del MBAC personaggi come Sandro Bondi o Paolo Bonaiuti ed è questo che voglio qui commentare.

Quanto a Bonaiuti proprio non capisco perché venga fatto il suo nome. Forse sono io a non sapere qualcosa di rilevante sul suo conto che lo colleghi ai beni culturali, ma non mi sembra. Si è sempre occupato di diritto internazionale e di economia, ha pubblicato inchieste giornalistiche di livello su temi legati all’Europa e alla politica internazionale per il Giorno e il Messaggero. Poi la luce nel 1996 con l’adesione a Forza Italia fino all’incarico di portavoce di Berlusconi. Un buon curriculum, non c’è che dire. Ma cosa lo collega ai beni culturali?

Passiamo a Sandro Bondi e qui le cose peggiorano. Laureato in filosofia (almeno quello), si è spesso occupato di temi culturali scrivendo anche qualche saggio. Tralasciamo per un momento il fatto che nel 1990 era sindaco comunista (sì, esatto, comunista) di Fivizzano e ora è il coordinatore nazionale di Forza Italia (quanti conversos in questo partito!). Nella sua attività letteraria troviamo una foto-bio-agiografia di Berlusconi nel 2001, inoltre una produzione poetica nella quale spiccano alcuni “fiori” dedicati al Cavaliere ed entourage, per non parlare della sua attività di divulgatore e comunicatore delle idee di Forza Italia e del Silvio-pensiero. Insomma, per come la vedo io, rischiamo di trasformare il Ministero per i Beni Culturali nel MinCulPop.

Rimpiango i tempi in cui, nel bene o nel male, a occuparsi di beni culturali erano personaggi del calibro di Ronchey (sociologo, saggista e giornalista), Gullotti e Scotti (premiati con la medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte), o docenti universitari come Fisichella e Buttiglione (per quanto contestati). Ovviamente di avere un ministro storico dell’arte e soprintendente come fu Antonio Paolucci credo che non se ne parli neanche…





Largo ai giovani… o quasi!

17 04 2008

Leggo con piacere qui che “almeno un parlamentare su quattro della XVI legislatura sarà alla sua prima esperienza”. La prima cosa che mi viene da dire è: finalmente!

A pensarci un po’ su questo è stato sicuramente il miglior risultato (forse l’unico positivo) della vigente legge elettorale. Sì, perché credo poco che il sistema delle preferenze avrebbe potuto portare una tale ventata di rinnovamento in quella sorta di catacombe che sono i nostri palazzi governativi. Certo c’è da dire che non tutti questi giovani sono proprio “di primo pelo” se consideriamo per esempio la differenza che c’è tra il gen. Del Vecchio e Pina Picierno, per fare due esempi di “giovani parlamentari” del PD. Ma resta comunque il dato che vedremo un bel po’ di facce nuove, se consideriamo che partiti come la Lega e il PD si sono rinnovati rispettivamente per poco più e poco meno di un terzo dei loro eletti. Un bel risultato in ogni caso. Peccato invece per il Pdl e l’Udc che non le loro percentuali di nuove leve ferme al 18,5% e al 13% sembrano piuttosto confermare un certo attaccamento ai volti noti di sapore tutto democristiano (come dare torto al senatùr?)

Ci vorrebbe una sorta di analisi demografica sui componenti del parlamento, per avere il dato reale sui giovani e meno giovani che ci governeranno. Chissà, magari la vedrete a breve su questi schermi…

Adesso rimane un problema: questi “giovani” (intendo quelli giovani davvero, non i giovani della terza età) parlamentari sapranno farsi valere? sapranno coltivare una certa autonomia di pensiero o diverranno solo “carne da cannone” negli scontri che quotidianamente si tengono a Montecitorio e a Palazzo Madama?

Speriamo bene, le premesse sembrano comunque buone…





I temi chiave (?)

9 04 2008

Ho letto sul sito del Corriere della Sera che il suo Magazine pubblicherà:

un faccia a faccia indiretto tra i leader su cinque domande chiave (aliquote fiscali, famiglia, tasse su imprese e lavoro, tasse sulla casa, rendite finanziarie)

L’idea mi pare interessante e non nascondo che l’ho anche trovata allettante. Non che io voglia fare il leader politico, per carità. Ma se questi cinque temi sono davvero dei temi-chiave, mi sono detto, allora è importante rifletterci su e vedere un po’ cosa ne penso io! In fin dei conti è pur sempre una traccia per conoscere meglio sé stessi, il proprio orientamento politico, etico, sociale… Ed è anche un buon modo per confrontarsi con i personaggi della politica di adesso, per capire cosa ci unisce a loro e cosa invece ce ne distanzia. E’ infine l’unico sistema per votare, professare e difendere delle idee che non siano solo vuote denominazioni o ideologie preconcette (che ormai hanno fatto il loro tempo), ma delle convinzioni che scaturiscono da un processo critico, profonda affermazione di umanità contro l’animalesco istinto ovino che dilaga tra giovani e meno giovani (di un colore o di un altro, non importa). Comincia la riflessione…

E voi? Che idee avete sui 5 temi chiave?








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